ALTIS E LA POLITICA PER LA FAMIGLIA - Intervista a Sara Annoni

Data di pubblicazione: 01 NOV 2010

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Parla Sara Annoni, manager di Altis, l’ente che ha istituito il premio per le aziende che si distinguono nelle iniziative tese a migliorare il rapporto tra vita privata e lavoro: “Nelle nostre imprese cresce l’offerta di banche delle ore, convenzioni, orari flessibili, asili nido, ma c’è ancora molto da fare. In particolare a sostegno di malati e disabili e anche sul telelavoro” 

La crescente diffusione del concetto di welfare da due anni ha trovato una sua consacrazione nell’istituzione del Premio FamigliaLavoro. Si tratta di un riconoscimento destinato a quelle organizzazioni lombarde, sia private che pubbliche, capaci di distinguersi sul fronte delle iniziative dedicate a migliorare il rapporto tra vita privata e lavoro dei propri dipendenti. L’insieme dei dati raccolti in questo contesto è senz’altro utile a farci comprendere come vengano intese e realizzate le politiche di welfare in quella che rappresenta una delle maggiori e più avanzate aree produttive del nostro Paese. A parlarci in maniera diffusa di quanto emerso dall’analisi delle aziende che si sono candidate per l’assegnazione di questo riconoscimento è Sara Annoni, Project Manager del Premio FamigliaLavoro, istituito da ALTIS, Alta Scuola Impresa e Società dell’Università Cattolica in collaborazione con Regione Lombardia.

Quali sono le misure volte al bilanciamento tra tempo dedicato al lavoro e alla famiglia che appaiono come le più diffuse secondo questi dati?
Due su tutte: la “banche delle ore” e le convenzioni. La banca delle ore offre al dipendente la possibilità di accantonare su di un conto individuale il numero delle ore prestate in eccedenza rispetto al normale orario di lavoro; il lavoratore potrà poi disporre di queste ore “risparmiate” attingendo al conto per godere di riposi compensativi. Questa modalità è prevista in circa il 58% dei contratti applicati dal campione delle 44 aziende lombarde partecipanti; si tratta di una percentuale notevole, che segna un incremento del 26% rispetto ai dati raccolti per assegnare il premio nel 2008. Ancora più diffuso è l’utilizzo di sconti e convenzioni per i dipendenti, adottati da due aziende su tre. La natura di queste convenzioni è davvero varia, ma le più frequenti riguardano facilitazioni per gli spostamenti, polizze assicurative, check up gratuiti e iniziative per la promozione di uno stile di vita sano.
 
Alcune delle misure più richieste dai dipendenti sono quelle che hanno a che fare con la possibilità di organizzare il proprio orario di lavoro in maniera flessibile. La banca delle ore ricade in questa categoria, ma ci sono altre misure di questo tipo adottate diffusamente?
 L’orario flessibile è presente in varie forme all’interno del campione. Molto utilizzato è quello su base giornaliera, segnalato dal 56% delle organizzazioni. È una percentuale elevata che va letta come un segnale positivo, perché testimonia come le organizzazioni siano disposte a ripensare la gestione del lavoro del dipendente in modo che quest’ultimo possa bilanciare al meglio le esigenze legate alla professione e alla vita privata. Anche le altre modalità di orario flessibile iniziando ad avere una diffusione non trascurabile: quella su base mensile è presente nel 37% delle organizzazioni da noi analizzate, quella su base settimanale nel 30% dei casi e l’annuale nel 15%. Anche queste vanno lette come percentuali incoraggianti.

Sono previste misure specifiche per i dipendenti con bambini piccoli?
Le aziende sembrano particolarmente inclini ad accordare turni agevolati al personale con bambini piccoli e familiari a carico; questa misura di solito non è prevista per contratto, ma viene concessa su richiesta del dipendente (e lo stesso vale per molte delle misure di welfare qui elencate). I congedi di maternità prolungati oltre i termini di legge sono concessi, per contratto o su richiesta, in maniera abbastanza frequente. Discorso inverso vale invece per i congedi parentali oltre gli obblighi di legge, non concessi nel 51,4% dei casi. Restando comunque in tema, è importante segnalare come oltre un terzo delle aziende analizzate disponga di un asilo nido interno, anche se va notato che altri servizi per l’infanzia, come la scuola materna, il centro estivo e il doposcuola, sono decisamente meno diffusi. Se in generale le esigenze dei dipendenti con bambini piccoli ricevono una buona attenzione, lo stesso non vale per quei lavoratori con familiari malati o disabili; in questi ambiti le aziende sono ancora scarsamente attrezzate. Nel caso, ad esempio, dei lavoratori con figli disabili il 24% delle aziende dà la possibilità di concordare flessibilità d’orario straordinarie, l’8% fornisce assistenza ai dipendenti per la ricerca dei servizi di cura e solo il 3% garantisce assistenza ai familiari disabili presso centri diurni. Si tratta di cifre davvero troppo basse, che diminuiscono ancora di più se si considerano le iniziative adottate a favore di chi deve assistere genitori anziani e malati.

Quella del telelavoro è una soluzione legata al welfare di cui si parla da anni, ma che nel nostro Paese non pare trovare una concreta realizzazione. Crede che qualcosa si stia finalmente muovendo su questo fronte?
A giudicare dai dati raccolti, è difficile dare una risposta definitiva. Da un lato abbiamo una percentuale inferiore al 3% di aziende che, per contratto, prevedono il lavoro da casa per alcuni giorni la settimana. Dall’altro però abbiamo il 47% del campione che lo concede su richiesta e molto alta è anche la percentuale delle aziende che concederebbero ai dipendenti il telelavoro continuato su richiesta. C’è quindi apertura verso il telelavoro, ma non ancora sufficiente da stimolarne la formalizzazione nel contratto di lavoro.

Dai vostri dati risulta che le iniziative di welfare siano realizzate basandosi su una preventiva analisi delle esigenze del personale?
Sì, nella quasi totalità dei casi, considerando che il campione è composto da aziende già sensibili al tema. Tali imprese sono anche molte attente nel comunicare queste iniziative ai propri dipendenti: nell’86% dei casi è infatti previsto personale dedicato a tale attività di comunicazione interna e di coinvolgimento. Comunque, ciò che sorprende di più, è come le iniziative di welfare siano raramente utilizzate come leva strategica di comunicazione esterna. L’impressione è che non venga colto il valore insito nel far conoscere e apprezzare questi progetti al di fuori dei confini aziendali, quando sarebbero invece utili leve per attrarre talenti a catturare l’attenzione degli opinion leader.

Le Pubbliche Amministrazioni da voi analizzate mostrano un approccio diverso alle aziende private rispetto al tema della conciliazione tra vita lavorativa e famiglia?
Sì, molto differente. In genere le PA si mostrano più disponibili nel concedere la reversibilità del part-time, ma prestano poca attenzione al tema dei congedi. Il settore pubblico pone inoltre molta più attenzione al tema delle agevolazioni per la cura degli anziani rispetto a quanto faccia il privato. Inoltre la maggior parte delle PA partecipanti considerano la conciliazione famiglia-lavoro più un ventaglio di servizi offerti e da implementare per la collettività, che un’opportunità di gestione interna e valorizzazione dei dipendenti. 


PREMIO FAMIGLIA LAVORO
Istituito nel 2008 da ALTIS (Alta Scuola Impresa e Società dell’Università Cattolica di Milano) in collaborazione con Regione Lombardia, il Premio FamigliaLavoro ha l’obiettivo di valorizzare le imprese e le pubbliche amministrazioni lombarde che si sono distinte per avere ideato e attuato progetti di conciliazione famiglia-lavoro a favore dei propri dipendenti. Il Premio fa parte del più ampio programma FamigliaLavoro che mira a coinvolgere le imprese e le pubbliche amministrazioni interessate in un percorso formativo di approfondimento sulle tematiche di conciliazione e work-life balance, partendo dai progetti in fieri. La giuria chiamata a selezionare i progetti è formata da figure istituzionali, docenti universitari, associazioni di categoria, opinion leader ed esperti di tematiche relative alla conciliazione. Le imprese e le PA vincitrici entrano a far parte del gruppo di realtà pilota sulla conciliazione in Lombardia e partecipano gratuitamente al “Percorso Manager Family Friendly”, un corso di alta formazione per executive organizzato da ALTISUniversità Cattolica del Sacro Cuore. La seconda edizione del Premio FamigliaLavoro (2009- 2010) ha registrato una crescita dei partecipanti, con 44 aziende private e 33 pubbliche amministrazioni. Dal 5 novembre 2010 sono aperte le iscrizioni alla Terza edizione del concorso (dedicato a imprese, pubbliche amministrazioni e organizzazioni non profit che abbiano almeno una sede in Lombardia). Per maggiori informazioni: www.premiofamiglialavoro.regione.lombardia.it