I beni culturali chiamano, il facility management c'è

Data di pubblicazione: 07 OTT 2013
I bandi sul patrimonio d'arte sono quelli aumentati maggiormente negli anni tra 2007 e 2011. Il modello sono i Musei di Venezia che hanno stipulato un contratto con il Consorzio Nazionale dei Servizi sul principio "più vendi più guadagni".

di Christian Benna
Articolo pubblicato su repubblica.it il 7 ottobre 2013


Milano - Il facility management non si ferma a Eboli. Ma guarda anche a Pompei, Ercolano, i sistemi museali e le ville storiche del centro e del sud Italia. È la strada della valorizzazione dei beni culturali, un percorso che sta imboccando un settore in profonda evoluzione. Il modello è quello dei musei di Venezia, pluripremiato come caso di successo nella collaborazione tra pubblica amministrazione e facility management. Il Consorzio Nazionale Servizi ha stipulato un contratto innovativo con la Fondazione dei musei civici della città lagunare. Non solo esternalizzazione di servizi (pulizia, energia, addetti alla sicurezza) ma anche gestione della biglietteria, dove il rendimento economico di Cns, e così quello dei musei, migliora a seconda degli incassi. Da qui una collaborazione efficiente, all’insegna di un servizio di gestione integrato, basato su idee innovative. Più vendi più guadagni: via libera quindi alla creatività e alle proposte. Altrimenti se si perde, si perde tutti. Il caso di Cns non è isolato. Almeno non più. Stando all’ultimo rapporto del Cresme sul facility management in Italia, dal 2007 al 2011, i bandi che sono aumentati maggiormente sono proprio quelli legati alle attività culturali e al tempo libero. In cinque anni si è passati da 518 a 1.179 (128%), seguiti dalla crescita dei servizi di utilities, del 70% (da 967 a 1.640). Certo, si tratta ancora di un segmento di mercato ancora di nicchia, circa 3 miliardi di euro il valore dei contratti, ma
destinato a svilupparsi ulteriormente. Basti pensare ai casi recenti di Manital che rimette a nuovo un castello con vigneti di memorie olivettiane in provincia di Ivrea, o Na.Gest che recupera la Villa Reale di Monza immaginando di aprire ristoranti e scuole di danza. «Fino a qualche anno fa la fruttuosa collaborazione tra Musei di Venezia e Cns era un caso isolato, ora non più. Se la pubblica amministrazione comprende che il facility management può diventare un solido alleato e non un semplice erogatore di servizi esternalizzati, i beni culturali potranno diventare davvero un driver per l’economia del nostro paese», spiega Mariantonietta Lisena, direttore generale di Ifma, l’associazione del facility management in Italia. In molti paesi, come negli Stati uniti, il Fm è già un asset consolidato per la valorizzazione dei beni culturali. Un operatore come Cofely, gruppo Gdf Suez, ha iniziato a lavorare nel settore anche in Italia dopo un’esperienza consolidata in Francia (il Louvre, il Grand Palias di Parigi), in Belgio al Muséee Magritte di Bruxelles e a Londra al Victoria&Albert Museum. «Le strutture museali raccontano la storia intellettuale di ciascuno dei Paesi dove sono allocate attraverso l’importante patrimonio artistico che custodiscono — commenta Enrico Colombo, amministratore delegato e direttore Generale di Cofely Italia —. Se ancora oggi possiamo apprezzare tanta bellezza è anche grazie a tutta una serie di interventi di efficientamento energetico che concorrono a minimizzare il rischio di degrado delle opere, tra cui le condizioni microambientali dei locali espositivi». In Italia Cofely, dove ha 45 uffici e 2.200 collaboratori, gestisce e controlla da remoto, grazie a un sistema di telegestione dotato di postazione informatica, la centrale termica e l’impianto di raffrescamento del Museo la Specola di proprietà dell’Università di Firenze, per tutelare il patrimonio custodito al suo interno. Inoltre la società è stata scelta dall’Azienda speciale PalaExpo, agenzia del Comune di Roma che amministra gli edifici Palazzo delle Esposizioni e Scuderie del Quirinale, per la gestione e la manutenzione di tutte le installazioni tecnologiche presenti in essi: dalla climatizzazione all’elettricità, dai sistemi anti-incendio a quelli idraulici, fino alle attrezzature speciali e agli ascensori. Secondo Mariantonietta Lisena la valorizzazione dei beni culturali da parte del facility management è la prossima frontiera di sviluppo del settore: «Pensiamo all’immenso patrimonio artistico e culturale che abbiamo in Italia e non sfruttiamo a dovere. E pensiamo alle difficoltà di luoghi unici al mondo come Pompei. Ecco, in questo contesto casi come quello di Venezia devono fare scuola. Il facility deve fare un salto di qualità diventando davvero un fornitore di servizi integrati ad alto valore aggiunto, quindi anche creativi e propositivi. Dall’altra parte ci vuole maggior disponibilità da parte della pubblica amministrazione nella ricerca di partner affidabili che possano aiutare non solo nella tutela del bene culturale, ma soprattutto a diventare un asset economico». Dal settore museale e beni culturali una spinta al facility management