UNA NUOVA ERA PER IL MONDO DEL FACILITY? - Le prospettive di sviluppo del FM
Data di pubblicazione: 01 NOV 2009

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In un articolo apparso su Gestire è stato tracciato il presente e il possibile futuro del mercato del FM a livello mondiale. Il quadro che ne risulta è destinato a far discutere. Abbiamo perciò rivolto ai rappresentanti di alcune delle maggiori società del settore tre domande sollevate dallo studio americano

UN MERCATO MONDIALE E' DAVVERO POSSIBILE?
 
Alexis Lerouge, Direttore Marketing Sodexo IFM
"Esiste già"
Non sono affatto d’accordo con quanto affermato nell’articolo. Il mercato a livello mondiale del FM esiste già e supera di gran lunga le cifre riportate dagli autori. Certo, gli ostacoli esistono e da questo punto di vista legislazioni e regolamenti locali rappresentano una barriera ben più difficile da valicare rispetto a tutti quei problemi tecnologici che si incontrano tradizionalmente nei contratti di BPO. Gli autori dell’articolo però hanno ragione quando sottolineano le difficoltà collegate al dover erogare i servizi on-site perché questo, soprattutto se si parla di una dimensione internazionale, richiede di dover agire in contesti molto eterogenei per livello tecnologico, cultura e modalità produttive. È quindi davvero impresa difficile per la società di FM riuscire a garantire all’azienda cliente vantaggi non solo concreti, ma anche uniformi su tutto il territorio. Però è possibile e lo si sta già facendo: i contratti di Facility Management a livello mondiale ci sono e diventano sempre più numerosi, come esistono già contratti transamericani, EMEA, o Asiatici. Il mercato mondiale è già una realtà.

Alessandro Calvo, Direttore Area Facility Management Yuppies Service
"Troppi ritardi culturali"
È evidente che il mercato, in generale, non è ancora pronto per raggiungere un’espansione a livello mondiale. Le aziende nella maggior parte dei casi interpretano l’offerta di Facility Management come mera sommatoria di servizi. È un’arretratezza culturale che non è generalizzata a tutti i Paesi, ma che è comunque diffusa in misura tale da rappresentare un deciso freno allo sviluppo. La spinta al cambiamento culturale e alla crescita del mercato dovrebbe però arrivare dagli operatori del settore e questi, almeno in Italia, mostrano in molti casi delle lacune in tal senso. Anche un prerequisito semplice ma fondamentale, come la conoscenza della lingua inglese, è ancora assente in una percentuale preoccupante di operatori. Con queste premesse è difficile spingersi troppo oltre i confini nazionali. Detto questo, è comunque da notare che alcune tra le più significative società europee di FM da tempo hanno intrapreso un dialogo con i maggiori rappresentanti dell’offerta internazionale, al fine di realizzare contratti su base mondiale. E, nel farlo, si sono scontrati con i limiti normativi presenti in alcuni Paesi. Tra questi, purtroppo, vi è anche il nostro. Cito l’esempio dell’estensione del TUPE (Transfer of Undertakings Protection of Employment), punto importante del diritto del lavoro anglosassone su cui si basa la contrattualistica delle multinazionali impegnate in Italia nei progetti FM. Questa estensione rappresenta e rappresenterà un ostacolo perenne se non verranno pensati dei “cuscinetti” legislativi a sostegno del personale trasferito da un soggetto ad un altro.

Antonio Mimmo, Direzione Sviluppo Strategico Facility Services Manager Dussmann Service
"Conta di più la realtà locale"
Credo che il Facility Management sia una disciplina sufficientemente conosciuta e praticata a livello globale. Non credo però che la creazione di un mercato mondiale sia il modo migliore per beneficiare di questo successo. Penso piuttosto che possa essere vincente un approccio “dal basso”, che parta dal livello locale per poi espandersi ad aree omogenee per cultura e standard di riferimento. Sarebbe comunque utile immaginare e seguire delle linee guida applicabili a livello planetario, così da evitare che si possano realizzare esperienze di FM tra di loro conflittuali, antagoniste o addirittura alternative. In fondo, l’offerta di servizi di FM può anche essere diversa da Paese a Paese a seconda delle condizioni locali specifiche di mercato, ma l’importante è che cultura, obiettivi e principi ispiratori, siano gli stessi a livello mondiale.


COSA OSTACOLA L'EVOLUZIONE DEL MERCATO DEL FM?


Valter Franchini, Solution Development Director Johnson Controls GWS EMEA
"Centri direzionali e operatori inadeguati"
Due sono gli aspetti fondamentali che, al momento, ostacolano la creazione di un autentico mercato globale del Facility Management: la domanda spesso non dispone di centri decisionali in grado di coordinare politiche e soluzioni centralizzate nella gestione delle facility. L’offerta, a sua volta, presenta un numero ancora troppo esiguo di operatori in grado di garantire copertura mondiale ed uniformità di erogazione. Sono poi completamente d’accordo con gli autori dell’articolo: la scarsità di contratti di Facility Management a livello mondiale non si può spiegare solo con la difficoltà a trattare contemporaneamente con legislazioni e regolamenti molto diversi da nazione a nazione. Esistono, infatti, strumenti per gestire le varie situazioni definendo un minimo comune denominatore per il controllo globale e le specificità a livello locale. Global Frame Agreements e Local Agreements sono già strumenti collaudati per coniugare il pensare a livello globale con l’agire a livello locale.

Antonio Mimmo, Direzione Sviluppo Strategico Facility Services Manager Dussmann Service
"Ci sono realtà e gradi di sviluppo troppo diversi"
Il Facility Management è una disciplina molto complessa, che integra principi di architettura, ingegneria e scienze comportamentali; è anche, e soprattutto, innovativa e dinamica, in grado di portare un positivo cambiamento in moltissimi ambiti. Per questo motivo credo che un’espansione del mercato del Facility Management a livello mondiale avrebbe, paradossalmente, l’effetto di impoverire la disciplina e limitarne il potenziale. In una realtà tanto vasta, infatti, l’offerta si ritroverebbe ad avere un solo tipo di cliente possibile, le grandi multinazionali, e perderebbe quindi tutta la ricchezza che deriva dal confrontarsi con realtà molto diverse tra loro. A parte questo, credo che a sbarrare la strada alla creazione, o comunque alla crescita, di un mercato mondiale vi sia un’evidente mancanza di standard universalmente condivisi in termini normativi, contrattuali e persino tecnologici. Le diverse parti del pianeta vivono fasi di sviluppo socio economico molto dissimili, anche da un punto di vista temporale. La propensione a terziarizzare è più o meno accentuata a seconda del ciclo storico e quest’ultimo non è certo una costante che abbraccia ogni latitudine: alcune aree geografiche si possono trovare al culmine di una certa parabola di sviluppo, altre al suo inizio, altre ancora al suo declino. In un certo senso, l’ostacolo più grosso per lo sviluppo di un mercato mondiale del FM è il mercato mondiale stesso.

Giuseppe Cinquanta, Direttore Commerciale CNS (Consorzio Nazionale Servizi)
"Non esistono società in grado di fornire simili servizi!"
La strada verso un mercato globale del Facility Management si sta mostrando particolarmente impervia. Il problema di fondo, a mio avviso, è che al momento sono davvero poche le società in grado di fornire tutti i servizi di FM a livello mondiale. D’altra parte credo sia ridotto anche il numero di aziende che dispongono di una struttura e di una organizzazione adatte ad accogliere un’offerta di questo tipo. La nostra società, ad esempio, ha partecipato e partecipa tuttora a diversi progetti di integrazione internazionale per l’erogazione dei servizi di FM, ma questi hanno un’incidenza minima sul fatturato complessivo e si fatica a individuare un loro effettivo sviluppo commerciale. Inoltre, esiste a mio avviso un serio problema per ciò che riguarda gli aspetti normativi presenti nei diversi Paesi. La legislazione e le regolamentazioni cogenti e volontarie presentano grandi lacune, sia in termini di copertura delle tematiche da affrontare, sia nel modo in cui queste sono poi affrontate e scarsamente approfondite. In realtà è giusto notare che la normativa volontaria ha compiuto negli ultimi anni un salto in avanti (ci si riferisce alle norme UNI, EN ed ISO), grazie anche a tavoli internazionali di discussione ed approfondimento che puntano ad individuare norme e linee guida univoche e a garantirne l’omogeneità d’applicazione. La vera problematica è perciò relativa soprattutto alla normativa cogente ed in particolare a quella contrattualistica.


QUAL E' IL FUTURO?

Alessandro Calvo, Direttore Area Facility Management Yuppies Service
"Puntare sulle capacità di governo delle facility"
Le società di BPO hanno davvero la possibilità di conquistare una buona fetta del mercato del Facility Management. Per contrastarle, le società di FM possono fare solo una cosa: ampliare la loro cultura, per ora ancora insufficiente, in materia di “governo” delle facility. Mi riferisco a quella sorta di cabina di regia capace di integrare principi contrattualistici, normativi, strategici, di pianificazione, di controllo, etc. I sistemi integrati ad alto valore aggiunto stanno divenendo una necessità aziendale e non è più sufficiente la capacità di erogare servizi a costi inferiori rispetto a quelli che un’azienda sarebbe in grado di realizzare con una gestione ed erogazione completamente interne. Uno degli elementi che crea il successo delle società di BPO è che in esse le aziende vedono dei soggetti capaci di fornire a costo ridotto quelle competenze specialistiche necessarie a gestire le attività non core. Le società di FM devono perciò dimostrare alla domanda di essere in grado di offrire qualcosa in più di questo e quindi un vero valore aggiunto alla gestione dei servizi.
 
Giuseppe Cinquanta, Direttore Commerciale CNS (Consorzio Nazionale Servizi)
"Ampliare la propria offerta e visibilità"
Lo scenario dipinto dall’articolo è credibile anche se penso che per la realizzazione di quanto descritto ci vorranno tempi molto lunghi. È probabile che le società di BPO tentino di accedere in modo deciso al mercato del Facility Management. Non credo però che quella della specializzazione in un particolare segmento di mercato sia una strada sicura per le società di FM. Questa scelta, infatti, finirebbe alla lunga per far perdere loro la capacità di saper gestire davvero tutti i servizi no core e quindi non sarebbero più in grado di presentarsi sul mercato come interlocutore unico per un’azienda. Sono comunque convinto che un mercato mondiale del FM sia non solo possibile, ma anche auspicabile. Ogni società dovrebbe avere l’obiettivo di ampliare costantemente la propria offerta di servizi, la visibilità all’interno del settore, la competenza e anche la presenza territoriale. Il mercato è destinato a diventare sempre più globale e l’unico modo per non restarne esclusi è quello di perseguire costantemente obiettivi ambiziosi di evoluzione.
 
Alexis Lerouge, Direttore Marketing Sodexo IFM
"Le società di BPO non prevarranno"
Non credo che le società di BPO potranno davvero conquistare una fetta importante del mercato del Facility Management. Ci proveranno sicuramente e forse riusciranno anche ad ottenere qualche successo, facendo leva però solo sulla loro capacità di offrire prezzi concorrenziali. Alla lunga però questi aspetti puramente finanziari non bastano. Per avere davvero successo nel campo del FM bisogna possedere una profonda cultura del servizio e della sua erogazione on site che al momento le società di BPO non hanno e che non si può certo improvvisare. Gli autori dell’articolo sostengono che le società di FM finiranno per specializzarsi in uno specifico segmento di domanda, lasciando la parte più “generica” del mercato in mano alle società di BPO. Però non esiste un mercato che possa essere definito come generico e per il quale sia quindi sufficiente applicare soluzioni standard. Ogni azienda possiede esigenze specifiche che richiedono un approccio particolare da parte del fornitore. Credo che lo scenario dipinto dall’articolo sia perciò non solo troppo negativo, ma anche del tutto astratto e davvero lontano dalla realtà vissuta quotidianamente dai Facility Manager e dalle società di FM.

Valter Franchini, Solution Development Director Johnson Controls GWS EMEA
"Il FM dovrà specializzarsi sempre di più"
Concordo sostanzialmente con il quadro del futuro del mercato tratteggiato dagli autori dell’articolo. Il Facility Management sarà (se non ha già iniziato ad essere) sempre più inglobato nel più ampio mercato del Business Process Outsourcing e, per le società di FM si renderà sempre più necessaria la specializzazione per mercati verticali. Cito ad esempio settori come quello bancario, farmaceutico, alimentare, retail. In questi ambiti al Facility Management, in quanto funzione di supporto al business, vengono richieste competenze sempre più specialistiche e soluzioni particolari studiate appositamente per questi ambienti, tra loro assolutamente diversi. A prescindere da queste probabili evoluzioni, sono comunque convinto che la creazione di un mercato mondiale del Facility Management possa recare enormi vantaggi sia alla domanda che all’offerta. Vi sono infatti moltissime attività di FM che aumentano la loro efficacia soprattutto se applicate a volumi significativi, come ad esempio le politiche e procedure riguardanti l’omogeneità dei servizi, la creazione di modelli organizzativi, l’analisi e comparazione dei risultati, il contenimento dei consumi e dei costi, ecc. La maggiore efficacia di tutte queste attività consentirà inoltre di trattare al meglio anche la tematica del trasferimento dei rischi, particolarmente sentita in ambito produttivo, con maggiore soddisfazione sia della domanda che dell’offerta.